Michele Emiliano: Sintonia tra le forze del Meridione per cambiamento orientato su programmi e partecipazione popolare

Pubblicato da Teresa Apicella il

In occasione del TILT Camp di quest’anno a Monopoli si è svolto un dibattito sul Meridione con ospiti il governatore della Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e Marco Furfaro di Sinistra Italiana.

Ecco l’intervista di Vincenzo Di Costanzo a Michele Emiliano, riguardo al significato di questo primo incontro tra i rappresentanti delle principali forze politiche del Meridione.

Questo tipo di incontro è il tentativo di costruire un asse tra le forze del Meridione?

È chiaro che c’è una sintonia, che si declina in linguaggi diversi.

Io sono il presidente di una grande regione italiana, quindi probabilmente adopero categorie più controllate sotto l’aspetto istituzionale; il sindaco di Napoli, l’ha detto lui stesso, si sente autonomo, libero, quasi anarchico, e quindi racconta una storia simile alla mia, di sindaco di Bari, ma con toni diversi. E poi c’è stato Marco Furfaro, che ha fatto capire chiaramente che Sinistra Italiana non si rassegna ad un ruolo di testimonianza, ma aspira a governare il paese.
Abbiamo avuto l’impressione di essere pronti a lavorare insieme attraverso – questa è stata la mia proposta – una strutturazione della partecipazione dei cittadini italiani, prima alla scrittura dei programmi di governo, e poi al governo stesso; perché ci siamo resi conto che molte delle scelte che vengono fatte alle volte in luoghi sconosciuti e misteriosi, potrebbero essere realizzate dentro i meccanismi della partecipazione, con forza e trasparenza.
Io stesso devo come governatore dare esecuzione ad un programma di governo scritto da migliaia di pugliesi, al quale addirittura io non ho partecipato, costruito quindi in maniera del tutto indipendente dal candidato della coalizione.
Avremmo anche il diritto di cambiare qualcosa, ma non cambieremo nulla di quello che ci è stato consegnato: questo mi dà una forza enorme, perché quando presento in consiglio regionale un disegno coerente con il programma che ho in mano, questo non rappresenta solo la mia visione del mondo, ma la visione di migliaia di cittadini.

Secondo me in Italia si può fare la stessa cosa: è l’unico modo non eversivo per reagire a ciò che sta accadendo e che sta coinvolgendo anche il Partito Democratico.

Il PD era nato per realizzare un governo che partisse dal basso e adesso viene utilizzato per imporre scelte costruite e strutturate in piccoli luoghi asfittici dal punto di vista democratico, che, devo dire, sono anche piuttosto imperfette per quanto riguarda competenze: la riforma costituzionale, ad esempio, oltre che disdicevole dal punto di vista democratico, è anche piena di difetti enormi che rischiano di non far funzionare più lo Stato.
Inoltre si pretende da parte dei cittadini che con un singolo NO liquidino un meccanismo complicatissimo, ben 47 norme della costituzione mutate: cosa che mi pare impossibile. Io temo che la reazione sia quella di votare NO, contro Renzi o contro il governo, cosa che, ovviamente, mi addolorerebbe. Ma soprattutto temo che molte persone di buon senso, non capendo per cosa stiano votando, scelgano il NO per prendere tempo, di fronte a una riforma realizzata a colpi di maggioranza, senza una condivisione ampia da parte del paese.

Secondo me in Italia si può fare la stessa cosa: è l’unico modo non eversivo per reagire a ciò che sta accadendo e che sta coinvolgendo anche il Partito Democratico.

Il PD era nato per realizzare un governo che partisse dal basso e adesso viene utilizzato per imporre scelte costruite e strutturate in piccoli luoghi asfittici dal punto di vista democratico, che, devo dire, sono anche piuttosto imperfette per quanto riguarda competenze: la riforma costituzionale, ad esempio, oltre che disdicevole dal punto di vista democratico, è anche piena di difetti enormi che rischiano di non far funzionare più lo Stato.
Inoltre si pretende da parte dei cittadini che con un singolo NO liquidino un meccanismo complicatissimo, ben 47 norme della costituzione mutate: cosa che mi pare impossibile. Io temo che la reazione sia quella di votare NO, contro Renzi o contro il governo, cosa che, ovviamente, mi addolorerebbe. Ma soprattutto temo che molte persone di buon senso, non capendo per cosa stiano votando, scelgano il NO per prendere tempo, di fronte a una riforma realizzata a colpi di maggioranza, senza una condivisione ampia da parte del paese.

Lei è in contrapposizione con la segreteria del suo partito rispetto alla questione del referendum costituzionale, così come era successo qualche mese fa con il referendum sulle trivellazioni.
Questa campagna referendaria può essere un primo banco di prova, di confronto tra le forze a cui faceva riferimento prima?

Credo di sì, anche perché oggi il punto chiave è il programma: molti di noi hanno un’idea sulla propria identità, ma è importante avere un’idea sulle proprie identità collettive, come accadeva un tempo con i partiti e i sindacati.
L’unico modo per aggregare le persone è stabilire quali sono le proposte concrete: io l’ho fatto con migliaia di persone in Puglia ed è stato complicato, però, una volta realizzata la sintesi, si ha una chiara direzione politica, e diventa chiarissimo chi è con te o contro di te, chi sostiene quelle idee e chi le contrasta.
Si tratta di un dibattito democratico che non è frutto di proposte mediatiche, di un X-factor nel quale ognuno si presenta in tv a Porta a Porta, fa una buona performance e influenza l’elettorato, che passa dalla parte sua, non perché abbia capito di che cosa si tratta, ma semplicemente perché gli è risultato simpatico durante la sua performance televisiva.
Se non ritorniamo verso questo modello di politica, ci stiamo aprendo verso quella che io chiamo la Babele della democrazia, ovvero una tale confusione, nella quale anche coloro che in questo momento pensano di sfruttare positivamente la maggioranza di governo rischiano di trovarsi gabbati dallo stesso meccanismo che hanno alimentato.
Io non escludo che a breve, in un contesto come questo, delle forze populiste incontrollate e incontrollabili, il cui senso è difficile da stabilire, possano anche, sfruttando l’umoralità, la rabbia, la delusione profonda del popolo italiano, prendere la guida del paese e, come è accaduto nella città di Roma, trovarsi a non sapere neanche dove devono andare.

Questo punto deve essere fermo davanti agli occhi di tutti i democratici, di tutti coloro che sanno che la politica e il governo di una città non sono il frutto della somma delle rabbie delle persone.

Bisogna costruire un progetto e poi realizzarlo con coerenza.

Sia lei che Luigi De Magistris avete sottolineato l’atteggiamento degli ultimi governi che si sono succeduti, più attenti a citare il Meridione in conferenza stampa e in Consiglio dei Ministri, che laddove si poteva fare la differenza. Dal suo punto di vista quali sono gli interventi che il governo dovrebbe fare immediatamente per favorire un rilancio del Mezzogiorno?

Innanzitutto noi abbiamo bisogno di una grande politica di investimenti per la modernizzazione, la messa in sicurezza e la democratizzazione di questo paese. Questi investimenti possono ovviamente riguardare anche qualche grande struttura, ma devono soprattutto riguardare le scuole, i ritmi di ciascuno, l’ambiente, il dissesto idrogeologico; e stimolare attività d’impresa, anche di piccola dimensione, che realizzino obiettivi di innovazione.
Bisogna fare una manovra keynesiana pura, che non deve essere frenata dal terrore dell’inflazione, che ispira le politiche economiche europee e che sta tenendo l’Europa in recessione da sette anni, con un meccanismo che tutela i possessori di un capitale, in modo che essi non rischino che questo si deprezzi, ma non favoriscono l’incremento dell’economia reale.

Su questo punto la sinistra deve, in maniera stupefacente, assumere un atteggiamento capitalista, cioè non consentire alla finanza di avere il dominio dello scacchiere, e ritornare ad un’economia fondata sulla capacità di produrre beni e servizi, e quindi di migliorare la qualità della vita della gente.
Un programma di governo così è a mio parere di sinistra, come furono, subito dopo la crisi del ’29 le politiche delnew deal di Roosevelt, che, pur essendo ormai antiquate, devono essere d’ispirazione per il nostro futuro.

Un intero continente con una popolazione di 500 milioni di persone come l’Europa, che ha un alto livello di disoccupazione ed è afflitto da un blocco dell’economia, è un fatto assurdo, che sta togliendo speranza, ottimismo, e sta favorendo fenomeni di disgregazione.

Non capire questo significa accettare questa deriva tecnocratica, che sta demolendo le conquiste del Novecento.

Teresa Apicella

Categorie: IntervistePolitica

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