Saviano, Napoli: la bellezza e la narrazione tossica

Pubblicato da Ernesto Micieli il

Ormai quasi quotidianamente viviamo, su giornali e telegiornali, social network ed affini, una nuova polemica su Napoli e sulla camorra.

Molto spesso l’artefice della polemica è Roberto Saviano, uno scrittore cui si riconosce il merito di avere, tra i primi e grazie ad un buon successo pubblicitario, nell’epoca della prima faida di camorra a Scampia e nel pieno del potere criminale dei clan dei Casalesi, quando l’argomento era ancora scottante, aver posto all’attenzione del grande pubblico le dinamiche che regolano la criminalità organizzata, utilizzando fatti di cronaca e colorandoli con un tocco noir ed un pizzico di autobiografia.

Dall’epoca molte cose sono cambiate: Saviano vive in esilio più o meno volontario, sotto scorta all’estero; la faida di Scampia è terminata e da poco ne è iniziata un’altra, altrettanto dolorosa, che coinvolge  il centro pulsante della città, nelle vie già teatro della guerra tra NCO di Raffaele Cutolo ed i Giuliano; strade che oggi, contemporaneamente, sono invase da una marea umana, pacifica, in cerca di bellezza.

Ancor oggi la narrazione di Saviano tende a sottolineare gli aspetti peggiori della cronaca cittadina, ponendosi in contrapposizione con quanti invece (sindaco in primis) tentano di esprimere il cambiamento del modo di vivere la città, esaltandone gli aspetti positivi, ove presenti, la gran voglia di riscatto, l’opera sul territorio delle associazioni anticamorra.

Se, in effetti, è vero che la cronaca ci spaventa raccontando di sparatorie e morti ammazzati, è pur vero che stiamo vivendo una riscoperta della città che ci rassicura con una crescita culturale che prima non c’era, corroborata da un flusso turistico mai così numeroso, alberghi pieni, mostre ed eventi: il cambiamento esiste, è lento e bisogna augurarsi che proceda perché lo zenit non è ancora stato raggiunto.

Affermare, come fa Saviano, che sia tutto uguale a prima è tendenzioso e l’errore principale è quello di porre sullo stesso piano le due questioni: che la criminalità organizzata abbia ancora potere è innegabile, esiste da tempo ed è radicata sul territorio, è un’impresa a tutti gli effetti e genera reddito.Sperare di ottenere un cambiamento in tempi brevi è quantomeno utopistico e valutarlo analizzando un solo parametro non è corretto, ancor più se si pensa che per quanto riguarda la pubblica sicurezza non c’è competenza diretta delle autorità locali.

Ed infatti per altri aspetti, non correlati, la città è cresciuta. Il rinascimento culturale coadiuvato dalla crescita turistica, però, può dare risultati solo sul lungo periodo e di certo non si può chiedere che siano solo i cittadini a ribellarsi autonomamente contro organizzazioni criminali strutturate che nemmeno lo Stato è in grado di sconfiggere.

Come spesso accade lo scontro dialettico che ne deriva è sopra le righe: ci si divide in fazioni e non di rado si arriva ad insulti che alzano il tono della conversazione, rendendo difficile estrapolare dei contenuti oggettivi. Quello che resta è che, in questo momento, a Napoli, convivono due realtà opposte eppure complementari: la nostra città, negli anni, ha sempre vissuto momenti di buio ed altri di luce; spesse volte era uno dei due elementi che sopravanzava l’altro, senza che questo scomparisse del tutto. Dialetticamente è difficile esprimere questo concetto in maniera pulita, senza che si venga tacciati di favorire l’uno o l’altro schieramento, quello del male-a-tutti-i-costi o quello delbene-sopra-ogni-altra-cosa, ma un dualismo così distinto non può descrivere una situazione tanto complessa.

La retorica del bene e del male, spesso, si scontrano sui luoghi comuni: ad atavica invivibilità, scippi, camorra si contrappone il panorama, la natura, la storia. Ovviamente nessuna delle due espressioni può prevalere sull’altra e non aggiunge né toglie nulla al dibattito sul miglioramento della città, ma sono facce differenti di una stessa medaglia: l’esasperazione; quella di chi vive una città difficile o magari è andato via senza voltarsi e quella di chi non vorrebbe mai andarsene ed è stanco di subire un certo tipo di informazione unidirezionale.

Spesso abbiamo dovuto renderci conto che la narrazione tossica degli eventi avvenuti in città portava a notizie parziali, esasperate, esposte in prima pagina; alle volte Napoli diventa metro di paragone negativo. Non ci si può sorprendere se la reazione, non certo intellettuale, a questo tipo di commenti sia di pancia, urlata, fondata su contestabili verità e poco argomentata. D’altro canto buona parte dei pregiudizi sono spesso superati dai fatti eppure continuano a vivere grazie alla sensazione, piuttosto provinciale e supportata da un certo tipo di cronaca, che le problematiche locali esistano perché correlate geograficamente ed intrinsecamente al nostro territorio.

Cosa resta di tutto ciò? Poco, invero. I problemi della città (che comunque nessuno ha mai avuto il coraggio di negare) non si risolveranno grazie a questa diatriba; Non sarà il racconto “Savianesco” o quello “Napulegno” a determinare le sorti della camorra, del traffico, del trasporto pubblico, temi di ben altro calibro.

Ciò che il dibattito può condizionare è, dal punto di vista turistico, l’appetibilità della città per la casalinga di Voghera e l’imprenditore di Milano, riducendo il tutto ad un dialogo tra borghesi per la borghesia. Oppure, ben più importante, il grado di civiltà e l’affezione verso la cosa pubblica da parte delle persone comuni che abitano la città.

Ma per farlo occorre un passo indietro, un discorso che sia costruttivo e non distruttivo, una narrazione che sia intellettualmente onesta.

Ed allora perché non provarci? Perché non cercare anche la positività delle piccole cose? Raccontare il bello significa dargli spazio e non spegnere la luce su ciò che non va. Resta per me la persuasione che se si insegnasse la bellezza alla gente, le si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà*.

*La citazione è tratta dal film “I Cento Passi”, Peppino Impastato non l’ha mai pronunciata. Credo comunque che esprima bene un concetto importante.

 

Fabrizio Ferraro

Categorie: Sputtan Sud

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