“A casa tutto bene”, il nuovo disco di Brunori Sas

Pubblicato da Cristina Trey il

Nuovo disco per Dario Brunori, in arte Brunori SasA casa tutto bene, (senza l’immancabile “vol.” che accompagnava gli altri dischi), è il quarto lavoro in studio del cantautore calabrese.


La verità, che apre il disco, inizia in punta di piedi, la batteria decisa entra a metà della prima strofa: il brano è una riflessione accorata e spietata che smonta quelle piccole bugie che ognuno si racconta per andare avanti, guardandole per quello che sono. Lo strumentale utilizza formule fortunate quanto collaudate proprie del cantautore e si caratterizza per un finale orchestrato da basso e percussioni leggere.

 

“La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro-cinque cose a cui non credi neanche più”

 

L’uomo nero ha sonorità mediterranee quando malinconiche vicine al bossa nova e ritmiche incalzanti.

 

Anche qui Brunori ci va giù pesante –schietto e diretto in modi che raramente ha mostrato in passato- contro i razzisti di ieri di oggi, mettendo in evidenza come le speranze di progresso, uguaglianza e pace vengano messe in discussione davanti a quegli odierni atteggiamenti dal sapore fascista. Il brano è lineare, evita di insistere sui refrain e anche per questo è particolarmente godibile.

 

“Tu che credevi nel progresso e nei sorrisi di Mandela, tu che pensavi che dopo l’inverno sarebbe arrivata la primavera e invece no”

 

Canzone contro la paura si apre sulla chitarra pulita e i cori, e conferma ancora quanto questo nuovo lavoro sia in realtà un’autentica confessione che l’autore fa con e a se stesso, riscoprendosi umano nei suoi pregi e difetti che trova il coraggio di analizzare –insieme a ciò che vede intorno- senza pietà e senza ipocrisia: è questo uno dei principali meriti di A casa tutto bene.

 

Lamezia Milano è il nome di una linea aerea, quella che porta Dario da un capo all’altro del Paese, dalle radici in Calabria, precisamente a Joggi (CS), alla vita matura tra le possibilità e gli affetti milanesi: l’autore riflette su questa esistenza pendolare, tra la periferia e il centro, tra progresso e tradizione “con il terrore di una guerra santa e l’Occidente chiuso in una panca”. Trombe, basso e sonorità jazzate che sanno farsi ascoltare.

 

Colpo di pistola alleggerisce l’atmosfera e torna a suoni e rime che ci aspetteremo da Dario: chitarre pulite, parole d’amore per una canzone da spiaggia leggera e a tratti malinconica, di quelle che si possono perdonare solo a Brunori.

 

La vita liquida descrive su melodie essenziali la mancanza di punti fissi o di riferimento, caratteristica tipica della contemporaneità, mentre Diego e io si apre sul piano, prosegue sulle note scure di violini e racconta di un amore rassegnato quanto straziato.

 

Sabato bestiale propone suoni più caldi, merito delle percussioni africane, e racconta un sabato sera dal punto di vista di chi, superficiale ed egoista, è interessato solo a bere fino al vomito e a trovare qualche donna da portare a letto: anche qui emerge chiara la vena provocatoria che – in modo più o meno marcato- percorre tutto il disco.

 

“Io sono un animale, sono pecora e maiale e non sarai certo tu a farmi adesso la morale, sono superficiale e infondo lo sai anche tu che siamo figli delle stelle e della tv”

 

Don Abbondio spara a zero su omertà, nepotismo, malagestione nella sfera pubblica, e in generale sulla superficialità, l’egoismo e lo sfruttamento con le armonie tutte rette dalla voce, mentre la presenza degli strumenti diventa sempre più centrale con il proseguire del brano.

 

 

Con Il costume da torero Brunori torna a guardarsi dentro su melodie più serene che sembrano portarci in un mondo colorato di pastelli a cera, merito soprattutto di un coro di bambini che accompagna il solista per oltre metà del brano.

 

Su Secondo me, la penna sembra farsi più morbida e scendere a compromessi, ammettendo i propri limiti e riecheggiando quanto abbiamo potuto ascoltare con Mambo reazionario, contenuta nel disco precedente, Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi.

 

A casa tutto bene si chiude con La vita pensata. Chitarra, voce, qualche tocco sul piano: tanto basta per il finale agrodolce che questo disco merita.

 

“Me lo dicevi sempre la vita è: una prigione che vedi solo tu.

Me lo dicevi sempre: la vita è una catena che chiudi a chiave tu”

 

Cristina Trey

Categorie: Suoni Dal Sud

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