Il governo esclude il Sud dalla nuova via della seta: la Cina non è vicina

Pubblicato da Ernesto Micieli il

In un mondo in cui la parola d’ordine sembra essere “protezionismo” la Cina da un segnale di apertura, e lo fa rilanciando in un vertice internazionale tra 68 paesi rilanciando la storica “via della seta”.

Attualmente la principale porta per le merci cinesi in Europa è il Pireo, dove i cinesi con la COSCO hanno contribuito a risanare le casse elleniche con 368 milioni.

L’Italia, attraverso il premier Gentiloni, ha proposto un’alternativa allo scalo Greco: “Le ragioni storiche e geopolitiche, le relazioni che abbiamo con la Cina possono aiutare a cogliere questa occasione” ha dichiarato il premier da Pechino, aggiungendo, “Abbiamo un’offerta fortissima che viene soprattutto da Trieste e Genova che sono collegati con i corridoi ferroviari all’Europa. Ma anche di Venezia per ragioni culturali e turistiche. La nostra capacità portuale è lì”.

Peccato che il primo porto italiano per capacità portuale è Gioia Tauro, non presente tra quelli nominati dal Presidente del Consiglio, che si colloca anche al sesto posto tra i porti del Mediterraneo con i suoi 2,8 milioni di container scaricati nel 2016. Porto che potrebbe essere strategico per le merci provenienti dalle rotte che attraversano il canale di Suez sia per la sua vicinanza a questo rispetto ai porti spagnoli e francesi, sia per la sua posizione più centrale rispetto ad Atene.

Ma purtroppo la sfortuna di Gioia Tauro è quella di essere un porto calabrese, e come tutti i porti del Sud secondo il principio presente nel DEF, deve essere prevalentemente di tipo “trans-shipment”, ovvero quei porti dove i container vengono collocati su navi più piccole, mentre i più redditizi porti di tipo “gateway”, dove le merci vengono collocate direttamente sui treni, sono collocati al Nord.

Proprio per potenziare la linea ferroviaria fino a Gioia Tauro l’Unione Europea ha stanziato dei fondi, per il corridoio La Valletta – Helsinki, ma come al solito pare che lo stato italiano abbia altre priorità.

I porti del Nord guardavano con timore il raddoppio del canale di Suez (un po’ come un secolo e mezzo fa guardavano con timore l’apertura dello stesso canale), ma fortunatamente per loro le decisioni del governo e il mancato sviluppo delle infrastrutture ferroviarie al Sud non mettono a rischio la loro posizione, a costo di essere meno competitivi della Grecia.

Dura la reazione del presidente di Confindustria Campania Costanzo Jannotti Pecci, che definisce “inaccettabile ed incomprensibile la decisione del Governo di non puntare sulle regioni del Sud come Hub per la portualità commerciale di oltreoceano, nonostante molte di esse siano ricomprese, oltretutto, nel Corridoio Scandinavo-Mediterraneo previsto dalle Reti Ten che sembrerebbero, dalle dichiarazioni del nostro premier Paolo Gentiloni, essere alla base della individuazione dei porti italiani da ricomprendere nel piano in questione”.

Nel frattempo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ringraziano il premier per aver ribadito il ruolo strategico dei propri porti.

Anche i meridionali ringrazieranno?


Ernesto Micieli

Categorie: Politica

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