Le donne e il Sud sono i grandi esclusi della politica italiana? Ne parliamo con Anna Falcone

Pubblicato da Teresa Apicella il

Vi presentiamo un’intervista con Anna Falcone. Avvocata, è stata vicepresidente del Comitato per il No al referendum costituzionale, ha lanciato insieme a Tomaso Montanari l’appello “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” .

In questa intervista metteremo in discussione i due grandi ‘soggetti unici’ dell’Italia, ovvero le due entità guida su cui spesso si appiattiscono discorsi che dovrebbero riguardare l’intera nazione e che invece riguardano, copertamente, una sola parte di essa: parliamo dei maschi e del Centro-Nord.

Dall’altro lato, le donne e il Meridione, indebitamente sussunti in discorsi che in realtà non li riguardano.

Le donne, incluse nel concetto di ‘cittadini’, a cui vengono ascritti diritti, doveri, norme modellate su un soggetto maschile, che vengono stigmatizzate se non vi si conformano.

Il Meridione, incluso in un concetto di ‘Italia’ a misura di Centro-Nord, a cui vengono ascritte caratteristiche, fenomeni, e perché no, riprese economiche che nel migliore dei casi lo sfiorano solo in superficie.

Ma quando improvvisamente uno di questi soggetti decide di auto-rappresentarsi, la maschera cade, e inizia dalla parte dei media la presa di distanza.

Di questi soggetti e della loro necessità di rappresentanza parliamo oggi in questa intervista.

Nel periodo del voto per il referendum costituzionale, quando era vicepresidente del Comitato del No, lei è stata oggetto di articoli di alcuni giornali, scritti anche da giornaliste donne, che l’hanno descritta con continui riferimenti all’aspetto fisico, messo in contrapposizione alle sue capacità e alla sua determinazione. Che cosa significa questo per lei?

Parliamo di politica. Penso che questa risposta sia più che sufficiente.

La domanda deriva dall’impressione che le donne competenti nella politica italiana siano viste come dei corpi estranei. Oggettivamente, le donne sono dei soggetti rari sulla nostra scena politica.

Certamente la politica italiana non facilita la partecipazione delle donne: il fatto stesso che il welfare familiare pesi sulle donne è un motivo oggettivo. Ciononostante ci sono tantissime donne in politica, che con grande sacrificio, se pure in minoranza rispetto agli uomini, esprimono posizioni molto originali e di grande coraggio.
Ma  non sempre i media danno spazio a queste donne, non solo per quanto meriterebbero a livello numerico, ma anche per quanto meriterebbero per qualità e altezza della proposta politica e delle idee di cui si fanno portatrici.

Parallelamente a questo, sembra che le donne siano uscite fuori dalle priorità della politica, e, ancor più tristemente, dalle priorità della sinistra. Ci conferma questa impressione?

Dipende da quale sinistra prendiamo a riferimento. Io penso che chi ha rappresentato la sinistra in parlamento – ovviamente non parlo del Partito Democratico – , abbia lottato dall’opposizione per far passare una serie di riforme in favore delle donne. Ma il problema è che la sinistra è stata colonizzata da sigle dalle idee profondamente segregazioniste, contrarie alla valorizzazione della differenza di genere, e quindi alla garanzia della parità e del necessario protagonismo che bisogna dare al pensiero femminile. Il modo di pensare la politica esclusivamente al maschile, in questo paese, ci fa stagnare in posizioni e dibattiti su temi molto vecchi, che affascinano pochissime persone. Bisogna dare spazio alle donne e ai giovani.

Quindi in Italia abbiamo una politica rigorosamente a soggetto unico maschile?

A soggetto unico non solo nei temi, ma anche nelle modalità, che non consentono alle donne di essere presenti. Una delle cose per cui stiamo lottando nel nostro percorso democratico è anche quella di avere ad esempio delle riunioni in orari che rispettino i tempi delle donne, delle famiglie e della vita privata. Per non parlare del linguaggio e degli enormi temi che dobbiamo affrontare dal punto di vista della parità nel mondo del lavoro, nella retribuzione, negli spazi televisivi e in generale sui media, e di tanti spazi democratici che ancora vengono negati alle donne.

Una sinistra che non si occupa delle donne…

non è una sinistra.

Cosa dovrebbe proporre in primis a questo proposito una sinistra che sia veramente tale?

La sinistra non dovrebbe occuparsi delle donne, in quanto queste non sono una parte del paese che deve essere interpretatadagli uomini: le donne sono cittadine come tutti gli altri e hanno diritto a poter esprimere le loro idee e la propria posizione politica da una prospettiva di diretta rappresentazione.

Come immagina una politica in cui le donne siano davvero rappresentate?

Vorrei sottolineare  che le donne non sono in politica solo per parlare dei problemi delle donne, ma, come tutti, per discutere di ogni cosa. Questo paese sarà veramente paritario, quando avremo un ministro delle finanze donna, un presidente della Repubblica donna, o anche un presidente del consiglio donna. Le donne si occupano di tutto, ma tanti uomini sembrano non essersene accorti.

Questo paese è a soggetto unico non solo per quanto riguarda il genere rappresentato, ma anche dal punto di vista geopolitico. Basti pensare dove si trova la maggior parte delle testate e dove, quindi, è centralizzato il punto di vista generale.

È vero. Purtroppo la crisi del Sud si è riverberata anche nell’assenza di grosse testate a tiratura nazionale. Testate giornalistiche al Sud ce ne sono, ma sono davvero troppo poche e ci sono spazi ancora troppo ristretti, soprattutto per le nuove testate, per potersi fare spazio e lavorare in un giornalismo libero. Non nascondiamoci dietro un dito: sappiamo che uno dei problemi del giornalismo deriva dal fatto che sempre più spesso gli editori dettano una linea che non garantisce la libertà di espressione dei singoli giornalisti. È vero che ogni giornale deve avere una linea editoriale, però tante volte quest’ultima sconfina, violando il dovere di una corretta informazione.

Può essere che, ancora una volta, la sinistra abbia peccato anch’essa di centralizzare il proprio punto di vista al Centro-Nord?

No,  penso che la sensibilità politica del Sud si stia esprimendo in esperienze molto belle: noi siamo ora a Napoli, dove il sindaco de Magistris e tutta l’amministrazione stanno portando avanti un’esperienza politica che è un esempio per tante realtà. C’è poi il sindaco di Riace, che sta facendo cose sostanzialmente di sinistra, molto più all’avanguardia di tanti paesi o città del Centro-Nord. Ci sono insomma spazi vastissimi per sperimentazioni politiche d’avanguardia. Però non metterei il Nord in conflitto con il Sud da questo punto di vista. Probabilmente il Sud, dove, ripeto, ci sono tantissime esperienze interessanti, non ha, per i motivi che dicevamo prima, lo stesso spazio nei media e le esperienze che vi si stanno svolgendo vengono raccontate meno di quelle che si svolgono al Centro-Nord.

Teresa Apicella

Categorie: IntervistePolitica

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