Alfredo D’Attorre: Se non si investe sul Sud è il paese intero che rischia di saltare

Pubblicato da Ernesto Micieli il

Il Sud è poco rappresentato in parlamento? Quali sono le misure che si dovrebbero adottare per rilanciare l’economia del Mezzogiorno?
Ne parliamo con Alfredo D’Attorre, deputato di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista.

La situazione in cui versa attualmente il Mezzogiorno è oggettivamente di forte abbandono.  Lei in quanto parlamentare del Sud e di sinistra quale pensa siano le priorità su cui il parlamento dovrebbe concentrarsi?

Io credo che al di là dei singoli interventi bisogna cambiare un impianto, una filosofia di fondo. In questi ultimi vent’anni si è negato nella sostanza che il mezzogiorno fosse una questione nazionale, ci si è affidati a questa idea dello sviluppo locale abbandonando a se stessi i territori. Si è nutrita l’illusione che i fondi comunitari potessero sostituire l’intervento diretto dello stato, un piano per gli investimenti pubblici, un piano per il lavoro giovanile al Sud. Questa impostazione va radicalmente cambiata.

In che modo?

Bisogna ricostruire un moderno intervento pubblico nel mezzogiorno, una nuova politica industriale che selezioni gli ambiti di produzione su cui puntare al Sud; bisogna tornare ad assumere giovani nella pubblica amministrazione, perché le pubbliche amministrazioni meridionali, se non hanno giovani qualificati, se non hanno progettisti, informatici, non sono in condizione di rimettersi a lavorare. Va fatto un piano serio e straordinario di manutenzione del territorio. Ma questo comporta una regia nazionale, perché, se si continua ad andare avanti con l’idea che il Sud ce la può fare da solo, si legittima semplicemente una politica di tagli e abbandono che non può andare avanti.

A cosa può essere dovuta la poca rappresentanza e il poco peso delle istanze del Sud in parlamento, a dispetto del numero di parlamentari meridionali?

Penso che dipenda dal fatto che l’indebolimento dei partiti ha fatto sì che prevalgano gli interessi economici più forti. Siccome gli interessi economici più forti sono al Nord, questi interessi riescono a condizionare molto di più la politica nazionale rispetto a quando avevamo delle strutture politiche più solide. Quindi tornare ad avere un sistema elettorale che investa sulla rappresentanza, ricostruire partiti in grado di selezionare la classe dirigente, favorire la partecipazione più consapevole dei cittadini al voto è la precondizione importante delle scelte economiche che vanno compiute. Non si tratta di fare una Lega Sud contro una Lega Nord, si tratta di ristabilire un concetto semplice: se non investiamo su questa parte di Italia è il paese intero che rischia di saltare.

Parlando di legge elettorale, quale crede possa essere una buona legge che possa coniugare la rappresentanza e la governabilità?

Una legge elettorale che si ispirasse seriamente, senza trucchi, al sistema tedesco, cioè una legge di impianto proporzionale fondata su collegi uninominali  con riequilibrio proporzionale e con una robusta soglia di sbarramento per evitare i partitini e la frammentazione (legge su cui tra l’altro si stava lavorando qualche mese fa a un accordo largo in parlamento) potrebbe essere la soluzione più adeguata in Italia, consentirebbe di investire sulla rappresentanza, semplificherebbe in maniera drastica il paesaggio politico avendo al massimo quattro/cinque aree rappresentate in parlamento e sarebbe anche coerente con quell’impianto parlamentare del nostro ordinamento democratico che i cittadini hanno voluto ribadire col voto del 4 dicembre dicendo no alla pessima riforma Renzi Boschi.

Parlando di modello tedesco, secondo lei è possibile creare una camera delle regioni che sia, a differenza di quella proposta nella riforma Renzi Boschi,  votata direttamente dai cittadini?

Dopo tutti questi sciagurati tentativi di riforma costituzionale io farei una moratoria. Concentriamoci su piccoli interventi che possono essere fatti, diamoci innanzitutto una legge elettorale costituzionale, riformiamo i regolamenti parlamentari. Sarebbe qualcosa che inciderebbe sul funzionamento del sistema democratico e rappresentativo molto più delle grandi riforme che sono state vagheggiate in questi anni, e magari immaginiamo anche una ragionevole riduzione del numero dei parlamentari. Basterebbe questo a rendere la nostra democrazia più forte senza immaginare altri stravolgimenti della costituzione come quelli che sono stati tentati negli ultimi decenni e fortunatamente sventati dai cittadini.

Ernesto Micieli

Categorie: IntervistePolitica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *