Artificialscape, l’album strumentale di Mux che vi farà vivere un’esperienza immersiva

Pubblicato da Cristina Trey il

Mux (aka Gian Paolo Fioretti) nasce a Napoli nell’88, studia musica elettronica al Conservatorio di Avellino ed è uno dei membri degli Ear Injury, duo che negli anni ha collaborato con diversi protagonisti della scena hip hop, nazionale e internazionale.

Dopo alcune tracce rilasciate da solista, Artificialscape vede la luce per la Hashetic Front Records.

Il tape, composto da sette tracce strumentali, splende per la cura dei suoni che, come fili, si rincorrono e si intersecano, scompaiono e ricompaiono per portare al culmine i climax abilmente disegnati da MUX che, un po’ burattinaio, un po’ navigato artigiano del beat, compone melodie che tracciano i profili di città, delle luci dei bar, delle insegne sbiadite.

Sembra di sentire l’odore della pioggia e del fumo, s’intuisce ora il brusio del traffico cittadino, ora la quiete dell’alba.

Mux ci porta lontano, disegna paesaggi urbani, li scompone e ricompone a piacimento, innesta su solide radici hip hop quella capacità paesaggistica tutta a cavallo tra l’ambient e il post-rock.

Artificialscape è una chicca ove i confini tra i brani sono labili: l’evolvere delle ambientazioni è graduale e sembra di toccare con mano le suggestioni che l’artista ha ricavato dai sui recenti viaggi nei diversi continenti. Disco consigliatissimo sia per chi non è avvezzo al genere, sia per chi ne è un ascoltatore attento: questo producer campano vi sorprenderà in ogni caso.

Cristina Trey


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