Giovani, Sud e Sinistra. Ne parliamo con Guido Sannino

Pubblicato da Ernesto Micieli il

Le elezioni nazionali del 4 marzo hanno sancito, soprattutto nel Sud, la sconfitta della sinistra, in ogni sua forma. Quali sono le cause di questa sconfitta eclatante e quali sono le prospettive per la sinistra? Ne parliamo con Guido Sannino, giovane esponente di Liberi e Uguali e tra i promotori dell’iniziativa “Futuro Prossimo. Sguardi nuovi per un mondo che cambia”.

Il voto del 4 marzo ci rivela un’Italia spaccata: al Nord un centrodestra ancora fortissimo e a trazione fortemente leghista, xenofoba e razzista, al Mezzogiorno invece l’esplosione del Movimento 5 Stelle che in molte aree supera anche il 50% dei consensi. In questo quadro la Sinistra, di qualsiasi tipo, si riduce al lumicino anche in quel Sud da cui aveva in passato saputo far partire laboratori politici molto interessanti. Quanto di questo crollo è dovuto all’aver ridotto la questione meridionale a materia da convegni e slogan, manifestando poi alla prova dei fatti scarso interesse verso il Sud?

Ben vengano discussioni e convegni su un tema così importante, ma sono inutili se non accompagnati da una riflessione sui problemi strutturali del Mezzogiorno e sulle trasformazioni che l’integrazione nell’economia europea comporta. Anche noi di LeU, per esempio, abbiamo peccato di superficialità sulla questione: in campagna elettorale non ci siamo distinti da tutti gli altri, non avendo fatto altro che ripetere l’insopportabile ritornello per cui il Sud dovrebbe campare di turismo. Questo equivale a dire che, se i Paesi del Nord continuano a mantenere una certa produzione industriale, la nostra economia deve reggersi su un settore basato su prestazioni lavorative non continuative (se non stagionali), bassi redditi e, spesso, anche sul lavoro nero. Insomma, l’economia assume una scala internazionale, ma il Sud resta sempre una colonia, con la differenza, però, che la sinistra non lotta più con i braccianti di un tempo, ma si è adeguata alle idee della destra.

Il PD implode e crolla su se stesso, Liberi e Uguali delude ed anche le altre proposte elettorali di Sinistra non sono state capaci di intercettare il forte disagio sociale che pervade le nostre città. Colpa solo dei partiti o radici più profonde e complesse?

Durante le analisi del voto fatte in questo periodo, si è sentito dire spesso che la colpa del disastro è di Bersani, di D’Alema, di Renzi o Grasso, che è solo l’ultimo arrivato. Il problema, però, va ben al di là dei singoli dirigenti, perché a sinistra manca da anni un’analisi seria e approfondita dei mutamenti economici e sociali nel panorama italiano e mondiale. E già da prima del 1989, anche perché la trafila dal PCI al PD, scissioni e fusioni annesse, è cominciata ed è andata avanti senza alcuno studio preliminare su quale fosse il nostro blocco sociale di riferimento in un’economia che diventava globale e finanziaria. Il 4 marzo è solo l’esito finale di questo processo e tutti, dal PD a Potere al Popolo, passando per Liberi e Uguali – le formazioni che con nomi diversi hanno preso parte alla stagione dell’Ulivo e del centrosinistra – ne pagano le conseguenze.

In Parlamento la discussione sembra essersi avviluppata sulle trattative tra Movimento 5 Stelle e centrodestra. Il PD resta sull’Aventino, ma anche Liberi e Uguali non sembra capace di trovare una posizione condivisa. Che funzione dovrebbe avere la Sinistra in questa legislatura?

Innanzitutto, mi piacerebbe che sulla questione delle alleanze la si smetta con le fughe in avanti dei nostri parlamentari su giornali e TV e si torni a discutere seriamente tra di noi, perché è una fase molto delicata e, di questo passo, rischiamo di scomparire del tutto (d’altronde, i sondaggi già danno noi e il PD in calo). Un governo centrodestra-M5S sarebbe un disastro per il Paese e non possiamo dire che grillini e Lega siano uguali, è una banalizzazione enorme che rischia di farci perdere ancora più consensi. Certo, a me non piace il Movimento, né posso pensare che con diciotto parlamentari possiamo essere determinanti, ma temi come lo stop al consumo di suolo, il rilancio degli investimenti pubblici o il ripristino dell’Art. 18 sono tutti temi mutuati da noi, la sinistra. Perché perdere quest’opportunità per il Paese e non provare a giocarla?

In molti giovani militanti avete lanciato un’iniziativa per sabato, “Futuro Prossimo. Sguardi nuovi per un mondo che cambia”. Che vi proponete di fare? In che modo la Sinistra può ritrovare i propri obiettivi e la propria strada?

Con l’incontro di sabato sta accadendo una cosa importante: non solo ragazze e ragazzi che vengono da SI, Possibile, Mdp o che non hanno nessuna tessera di partito continuano a lavorare in una prospettiva unitaria, ma sono anche d’accordo sull’analisi del perché abbiamo perso e su cosa cominciare a fare per risalire la china. Non è un caso che a farlo siamo noi giovani, perché stiamo vivendo tutti sulla nostra pelle le incertezze di un futuro fatto di precarietà e povertà. Ed è questo il senso di “Futuro Prossimo”: chiederemo che LeU vada avanti (seppur con metodi e programmi discontinui) e che si mettano finalmente al centro i giovani, non per fare la rottamazione dell’attuale gruppo dirigente, di cui abbiamo bisogno per la loro esperienza e cultura politica, ma perché siamo noi under 35 a subire più di tutti gli effetti del Pacchetto Treu, della Fornero e del Jobs Act. Siamo noi le nuove figure del mercato del lavoro, cioè precari, partite IVA e Neet. Si tratta di un blocco che a livello politico non ha alcun punto di riferimento e da cui la sinistra deve ripartire necessariamente se vuole tornare a contare prima nella società e poi nelle istituzioni. Questa è stata la base del successo di Sanders e Corbyn, perché non dobbiamo farlo in Italia, dove abbiamo la percentuale di giovani che non studiano né lavorano più alta d’Europa?

Il 7, quindi, lanceremo questo percorso, per ribadire che bisogna continuare a lavorare insieme e che occorre riflettere finalmente su tutti quei nodi che ci portiamo avanti da anni e che hanno causato la sconfitta epocale del 4 marzo. Vi aspettiamo alla Sala “Silvia Ruotolo” della V Municipalità alle 10:30, sperando di essere in molti e che i risvolti dell’iniziativa vadano al di là dei confini cittadini.

Ernesto Micieli

Categorie: IntervistePolitica

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