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Quello che è passato alla storia come Risorgimento si rivela sempre di più, se guardato con gli occhi privi dal pregiudizio di "era giusto e nobile unire l'Italia", "il momento storico lo richiedeva" e "alla fine nonostante tutto ci siamo andati meglio", un fenomeno che presenta molte più ombre che luci

Tacendo dei dubbi, che diventano oramai quasi certezze, sulla giustezza e utilità comune di un processo che, narrato come liberazione, è stato in realtà una guerra di conquista e, ammesso che ce ne siano, neanche delle più onorevoli; molte sono le nefandezze taciute dai libri di storia e dalla iperretorica narrazione ufficiale.

Nonostante tutto ciò sia storia dimenticata, per via di atteggiamenti ancora sudditi da parte delle scuole e di molti dei nostri conterranei, ci sono luoghi dove la storia brucia e richiede giustizia, dove è molto più difficile e molto più colpevole dimenticare. 

Il comune di Casalduni, paese arroccato su un monte nella provincia di Benevento, conta poco più di mille abitanti, ma l'attuale stato del paese è frutto di una ricostruzione e una ripopolazione, a seguito di un trauma storico di entità impressionante, soprattutto se si pensa che quasi nessuno oggi lo ricorda. 
Il paesino di Casalduni è stato, insieme al vicino Pontelandolfo, teatro di uno spietato massacro ordinato dal generale Cialdini ed eseguito dal colonnello Negri, cui fu assegnata Pontelandolfo, e dal maggiore Melegari, cui fu assegnata Casalduni. Si trattava di una rappresaglia perché le cittadine si erano sottratte al governo piemontese. 
I due paesi furono rasi al suolo, furono uccisi adulti e bambini; molte donne prima di essere uccise furono violentate; chi vi si era rifugiato fu arso vivo nella propria casa
Casalduni fu più fortunata, perché molti riuscirono a fuggire prima dell'arrivo dei soldati piemontesi, gli abitanti di Pontelandolfo furono sorpresi nel sonno.

Qualche giorno fa la giunta comunale di Casalduni ha fatto passare una delibera che sostituisce il nome di Salita Garibaldi, intitolata simbolo o di quel Risorgimento che a Casalduni costò l'annientamento, con Via don Vittorio Coletta, parroco del luogo rimasto nella memoria e nel cuore dei cittadini.

Non è l'unico gesto di omaggio alle vittime del massacro da parte di questa amministrazione, che annuncia a breve una nuova delibera che dedicherà alle Vittime dell'eccidio l'attuale Piazza Municipio. 

È un gesto coraggioso di orgoglio e coscienza che ci auguriamo faccia da apripista verso una ridenominazione delle strade e dei luoghi verso simboli meno controversi, che ricordino figure più vicine, su cui non aleggia l'ombra della violenza e della sopraffazione. 

 

Come Pontelandolfo e Casalduni il Meridione è una terra che tenta di risorgere, abbandonata e vilipesa, dalle proprie macerie, e ciò che raccontiamo in questo articolo è un segnale che il vento incomincia a cambiare. 

Teresa Apicella