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Come ogni anno la classifica de “Il Sole 24 Ore” ci catapulta in una realtà disastrata: ci riscopriamo nuovamente abitanti di una città invivibile.


Sarebbe sciocco, in effetti, negare che Napoli viva delle criticità, per la verità di lunga data, alcune lungi dall'essere risolte. La qualità dei servizi è sicuramente migliorabile e purtroppo carenza di lavoro, economia sommersa e povertà mortificano quotidianamente gli abitanti della nostra provincia. In molti casi i numeri non mentono ma ragionando meglio sui dati non possiamo far altro che constatare che sono proprio gli indicatori economici a rallentarci.

Tra questi la disoccupazione, lo scarso numero di imprese, l'inesigibilità dei crediti ci ancorano al fondo in una situazione finanziaria generale non di certo florida. Chiaramente, in una provincia più povera, alcuni dati strettamente correlati alla ricchezza quali il reddito familiare, la spesa per viaggi all'estero, il numero di abbonamenti al teatro (anche questi considerati tra gli indicatori della qualità della vita) sono bassi, mentre l'emigrazione risulta in aumento. Purtroppo il trend negativo, ferma restando la crisi economica diffusa, difficilmente si invertirà se non con un aiuto statale (a Napoli ed al meridione tutto) non tanto in termini prettamente economici, quanto per quel che riguarda infrastrutture, trasporti e politiche del lavoro. Ciononostante permane la volontà imprenditoriale dei giovani, molto attivi, con un indice di "imprenditorialità giovanile" (giovani titolari o amministratori di imprese) vicino a quello delle altre grandi città ed alla media italiana.

Per quanto riguarda la nota dolente dell'ordine pubblico, sicuramente furti in casa, rapine, scippi sono presenti in numero elevato ma più basso se confrontato col risultato delle altre grandi città; neanche lontanamente vicino al medesimo parametro misurato nelle città con un numero di abitanti ridotto dove tra l'altro, ovviamente, il controllo della criminalità risulta più semplice.

I dati poco lusinghieri vengono dal turismo: abbiamo infatti poche strutture ricettive e, se paragonata a quella di altre città d'arte, la spesa dei turisti stranieri in città è ancora un po’ bassa.

Quello che è certo è che, a questa classifica, come a più riprese affermato anche dal Sindaco di Napoli, mancano degli indicatori, alcuni invero difficilmente definibili, quali la bellezza dei luoghi, la ripresa morale e l'aria di cambiamento che si respirano in città al netto delle mille difficoltà, le numerose iniziative culturali, il basso costo della vita.

Ciò che comunque lascia diffidenti è il valore assoluto che si tende a concedere a queste graduatorie che, ben lungi dal rappresentare una competizione campanilistica tra province, sicuramente devono essere utili per confrontarsi e comprendere alcune criticità del territorio a patto che l'analisi non sia solo numerica ma riguardi anche le cause, storiche e più recenti, delle difficoltà che i numeri, freddamente, esplicano.

 

 

Fabrizio Ferraro