Suoni dal Sud

Joggi Avant Folk 2017, vent'anni di musica (terza parte)

La tre giorni joggese anche quest’anno è giunta alla sua ultima serata, caratterizzata come di consueto dal desiderio dichiarato, sopra e sotto il palco, di ballare e suonare tarantelle e belli caratteristici.

Quest’anno ad aprire le danze alle 22:15 è stata Hevi Dilara, poetessa e cantante curda, rifugiata politica in Italia, che ha introdotto rapidamente l’esibizione di Massimo Ferrante, nato a Joggi e presente già alla prima edizione dello JAF.

Un’ora e mezza vola tra canti popolari in calabrese figli di uno studio approfondito che l’artista conduce in vista di una loro curata e personale esecuzione. È facile lasciarsi affascinare da melodie antiche, che sanno essere trascinanti nelle loro dinamiche, nei loro crescendo e decrescendo repentini.
Massimo Ferrante catalizza l’attenzione della piazza e dei tanti affezionati raccolti sotto il palco con brani quali “Arrivaru i cammisi”, “Amuri amuri”, “Melissa” e “Ceserina”. Serenate sussurrate si alternano a pezzi che sanno agitare gli spettatori e portarli a ballare tenendosi per mano. Dopo “Malarazza”, Peppe Voltarelli e Hevi Dilara compaiono sul palco per un’accorata esecuzione di “Bella Ciao”, seguita da una tarantella con la quale Massimo Ferrante saluta il palco per cederlo a Peppe Voltarelli intorno alla mezzanotte.

Il cantautore cosentino alterna con naturalezza il cantato italiano a quello calabrese e padroneggia suoni blues che, accanto alle decise impennate delle ritmiche, sanno suscitare nel pubblico numerosi applausi spontanei. Altrettanto numerosi sono i brani in scaletta, spesso accompagnati da presentazioni che si trasformano rapidamente in momenti di cabaret o di rievocazione commossa: “Sta città”, “Scarpe rosse impolverate”, “Qua si campa d'aria”, “U paisi di ciucci”, l’immancabile “Onda Calabra” e “Italiani superstar” precedono una tarantella strumentale suonata con doppia fisarmonica che apre ad ulteriori danze, stavolta eseguite coralmente da Massimo Ferrante e Hevi Dilara che ne frattempo hanno raggiunto Peppe Voltarelli sul palco. Alle due la musica si interrompe per accogliere un’enorme torta di compleanno che viene tagliata e distribuita ai presenti: è in questo momento che culminano i festeggiamenti per i vent’anni suonati dello Joggi Avant Folk, che non si ferma fino al mattino sulle note del dj Pablo Raster.

 

Cristina Trey

Joggi Avant Folk 2017, vent'anni di musica (seconda parte)

La seconda serata dello Joggi Avant Folk è da sempre quella dove il piede resta premuto sull’acceleratore, fatta per non far star fermo il pubblico neanche un secondo: quest’anno l’organizzazione non si è smentita.


In apertura troviamo Al The Coordinator, una voce che, con questo progetto solista, è relativamente nuova nel panorama del cosiddetto “indie italiano”.
L’artista calabrese sale sul palco alle 22:40, accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, ma tanto basta per portare il numeroso uditorio in giro per i boschi con suoni che, con grande maestria, sanno richiamare atmosfere selvagge: sembra quasi di respirare l’odore degli aghi di pino.
L’esibizione prosegue per circa un’ora, quindi il palco si libera per lasciare la parola agli Zen Circus, in grado di radunare un foltissimo pubblico che ha letteralmente invaso il paese.

Gli Zen salgono sul palco alle 23:30 e subito A. Appino (voce e chitarra) si premura di far allontanare i bambini dai gradini in cui culmina il palco perché “speriamo che a breve vi comporterete molto male”, ed effettivamente già sulle note di “La terza guerra mondiale” (contenuta nell’omonimo, ultimo disco della band), posta in apertura, che la folla inizia a spintonarsi, ad agitarsi e a godere a pieno dell’energia dirompente che sa sprigionare sul palco la formazione toscana.
La scaletta non fa sconti e, accanto ai brani solitamente scelti per il live, troviamo “Canzone contro la natura”, “Vecchi senza esperienza”, “San Salvario” che, con “Nati per subire”, “L’amorale” e il singolo “Ilenia” sanno mandare il pubblico letteralmente in estasi.
Immancabile è “Vent’anni”, uno dei brani cardine della band, quanto mai adatto a festeggiare il ventesimo compleanno della tre giorni joggese.
La performance dura oltre l’ora e mezza e non si contano i momenti in cui i membri della band sottolineano la profonda complicità che li unisce con continui interventi ai microfoni; in particolare va segnalato un brano finlandese, figlio della scuola punk del ’77, cantato da Ufo (basso) che riesce a smuovere anche i pochi che fino a quel momento hanno resistito alla tentazione del mosh.
Come di consueto, ad un live degli Zen Circus non può mancare uno scatenato Karim QQRU che, abbandonata momentaneamente la batteria, si accosta al pubblico suonando la sua ormai iconica washboard, mentre tutta l’atmosfera sfuma verso il folk e verso le sonorità tipiche del busking in acustico.

All’una la band lascia il palco e si congeda da una piazza sudata e felice.
Ad attendere gli irriducibili troviamo il dj set di Fabio Nirta, che tiene sveglio il pubblico fino all’alba.

 

Cristina Trey

Joggi Avant Folk: 20 anni suonati

Lo Joggi Avant Folk si tiene nell’omonima cittadina calabrese, sospesa tra le montagne, ma a un passo dal  mare.

La consueta quiete che caratterizza il borgo a metà di ogni Agosto viene scossa dalla tre giorni autofinanziata più ribelle della regione: lo JAF quest’anno festeggia i suoi vent’anni e non poteva che farlo con una lineup d’eccezione.

Il 16 Agosto apriranno le danze i Foja, band napoletana impegnata da mesi in un intenso tour che segue l’uscita del suo nuovo e amato disco, ‘O Treno che va.

Sarà poi la volta di veri capisaldi del rap politico nato e cresciuto nell’underground: gli Assalti frontali.

Ma siamo solo all’inizio.

Il 17 infatti si rincara la dose con l’open act di Al The Coordinator, dai suoni bluesgrass, a cui seguono gli Zen Circus.

Proprio la band pisana si presenta come un vero manifesto di questa ventesima edizione dello Joggi Avant Folk, non solo per le contaminazioni folk, appunto, che arricchiscono il suo sound, ma soprattutto per un suo noto brano, intitolato proprio "Vent'anni".

Massimo Ferrante, joggese DOC, chiude in bellezza la tre giorni con suoni figli di queste terre, per poi lasciare la scena a Peppe Voltarelli che ha saputo rivestire l'attitudine cantautorale con i suoni della musica popolare del Sud.

Ogni serata live sarà seguita da un dj set che animerà la piazza di Joggi fino all'alba. Alla consolle troveremo un diverso dj ogni sera, da DJ LUGI aka Boogie Lou a Fabio Nirta, per finire con Pablo Raster e il suo live dub set.

Lo Joggi Avant Folk però non è solo musica, ma si presenta come un festival a trecentosessanta gradi, a partire dall'area camping allestita ad hoc, passando per le numerosissime attività che si rincorreranno senza sosta lungo tutto il paese: presentazioni di libri, tra cui "Soli contro tutto - Seconda edizione di un romanzo non autorizzato" di Militant A, frontman degli Assalti Frontali.

Non mancheranno proiezioni di cortometraggi, tra cui va segnalato "Storia di una pallottola", dedicato alle attività di Emergency in Afganistan e curato da Emergency Cosenza.

In fine non possiamo mancare di ricordare l'incontro "La resistenza curda: un modello di rivoluzione in Siria e oltre", in collaborazione con La Kasbah Onlus.

Lo JAF si riconferma una tre giorni che stravolgerà il borgo calabrese, riempiendolo di colori nuovi e di attività senza sosta, una kermesse che ci urla da vent'anni, a pieni polmoni, che fare e creare al sud è non solo possibile, ma sa dare risultati e conferme di risonanza nazionale: lo Joggi Avant Folk né è un esempio vivente.

Qui il programma completo.

 

Cristina Trey

Joggi Avant Folk 2017, vent'anni di musica (prima parte)

Le luci sul palco della ventesima edizione dello Joggi Avant Folk si accendono alle 22:30 per accogliere i Foja.


La performance della band napoletana è energica e coinvolgente a tal punto da riuscire a smuovere, alla fine, le mani del “pubblico vacanziero” che si lascia affascinare dai suoni tra blues e folk e dalle peculiari armonie che sa comporre il cantato in lingua napoletana.
Dario Sansone – frontman - è una forza della natura e ogni volta che lo ascolto dal vivo non posso fare a meno che soffermarmi su quell’energia mista a profonda dolcezza che sa trasmettere la sua voce, tanto più evidenziata da brani come “Nunn’è cosa”, “Dummeneca”, “Cagnasse tutto”, tratte dall’ultimo disco, “‘O Treno che va”.
Non possono mancare in scaletta i brani più noti della band come “ ‘O sciore ‘o viento” e “ ‘A malìa”, e cinquanta minuti di live letteralmente volano.

Alle 23:40 tutto cambia sul palco, montato come di consueto davanti alla chiesetta del paese, e troviamo una postazione da dj pronta ad accogliere gli Assalti Frontali, una vera istituzione sostenuta da un affezionato pubblico posizionato sotto palco pronto a seguire tutto il live.
Si spendono i cori su brani come “Roma meticcia”, “Io sono con te” e “Rotta indipendente”. Sui bassi di “Profondo rosso” i fans si scatenano e non ne hanno abbastanza, a tal punto da chiedere a gran voce l’encore che prontamente arriva con “Spugne”.

La serata prosegue fino all’alba sulle note hip hop di dj LUGI.

 

Cristina Trey

Esce "Brigante", il nuovo singolo dei Sud Sound System

I Sud Sound System non hanno bisogno di presentazioni.

Da sempre cantori dell’amore per la propria terra, i salentini si accingono a dare alla luce il loro decimo disco, Eternal Vibes, fuori il 30 giugno per la Salento Sound System Record.

Ad anticipare l’uscita del disco, troviamo Brigante: un vero gioiellino.

Su ritmiche incalzanti, che sapientemente mescolano dance, reggae e un pizzico di pop, si srotola il racconto controcorrente di chi decide di non emigrare, di non voltare la faccia ad un meridione di cui troppo spesso la narrazione si sostituisce alla realtà, ma non solo: il singolo abbraccia infatti le prospettive dei giovani di un Paese intero.

Tutto ciò va a costruire un brano a cui è facile perdonare l’inclinazione radio-friendly grazie a quella rabbia di fondo, resa splendidamente dal cantato energico e coinvolgente.

I Sud Sound System con quest’opera decidono di raccontarci la figura del brigante ai giorni nostri, come spiega la stessa band: “Oggi la parola “brigante” rappresenta tutti quei giovani italiani che, da Nord a Sud, uniti dalla sopportazione di istituzioni politiche ed economiche insensibili alle problematiche giovanili, sono costretti a lasciare la propria terra per realizzare i propri sogni. Brigante è chi si ribella, si arrabbia e allo stesso tempo è sognatore e innamorato, alla costante ricerca di un equilibrio nella società attuale.”

Quindi è Brigante chi difende la propria terra da una vera desertificazione sociale, che nasce quando l’emigrazione si fa cronica e priva un luogo della sua maggiore ricchezza: le persone che lo vivono.

Questo perché solo chi vive un territorio può conoscerne impedimenti e potenzialità e, sposando a queste le proprie ambizioni, avere il potere necessario a trasformarlo.

È questa infatti un’interessante peculiarità del testo di Brigante: un doppio punto di vista che, mentre guarda ad una situazione di sistema, non smette mai nemmeno di raccontare la condizione di chi è coinvolto in prima persona; ne è un esempio evidente la seconda strofa: “lu politicante, aiutatu te la mafia - lu mantene nu putente - sta distruggenu l'ambiente, sta controllanu la mente, costringendo ogni giovane cu ddenta nu emigrante”. Parole che mettono in evidenza un aspetto che può essere cruciale nel convincere un giovane ad abbandonare tutto e a lanciarsi nell’incognita dell’emigrazione: politiche di sistematica distruzione del territorio, figlie di una classe governativa che agisce mossa solo da una logica che pone il profitto al di sopra di tutto il resto.

Davanti a fenomeni come Tap, Tav e Triv, per esempio, sembra che l’Art. 9 della nostra Costituzione non sia mai stato scritto. Ma le risposte locali non hanno tardato ad arrivare e a prendere la forma di organizzazioni di ragazze e ragazzi, giovani, studenti e comitati cittadini: tutte aggregazioni di quei briganti raccontati dai Sud Sound System.

Esempi in tal senso sono Rete della Conoscenza, Zona 22 e A Sud Onlus, inserite, tra le altre, nel network di CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali), organizzatore - tra l’altro-, nel marzo 2016, di “Agorà dei movimenti in difesa dei territori e per la giustizia ambientale”: una tre giorni tenutasi nel Maschio Angioino di Napoli che ha coinvolto “tutti coloro che sono impegnati a vario titolo nelle lotte contro la devastazione dei territori, contro l’espropriazione delle risorse comuni e per l’autodeterminazione delle comunità.”

Quando però i Sound System proseguono con:”La storia de sta terra è nu continuo naufragare, ma iou nu ssu mai stancu, ancora nu mme mmennu: iou pe la terra mia ogni energia tegnu cu spennu” è impossibile non pensare a Io voglio Restare in Irpinia, che estrinseca, nel suo operato quotidiano, proprio ciò che emerge dalle parole di Brigante: una sorta di manifesto, in definitiva, di ciò che dovrebbe animare una generale inversione di tendenza, un collettivo atto d’amore verso la propria terra.

Cristina Trey