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La seconda serata dello Joggi Avant Folk è da sempre quella dove il piede resta premuto sull’acceleratore, fatta per non far star fermo il pubblico neanche un secondo: quest’anno l’organizzazione non si è smentita.


In apertura troviamo Al The Coordinator, una voce che, con questo progetto solista, è relativamente nuova nel panorama del cosiddetto “indie italiano”.
L’artista calabrese sale sul palco alle 22:40, accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, ma tanto basta per portare il numeroso uditorio in giro per i boschi con suoni che, con grande maestria, sanno richiamare atmosfere selvagge: sembra quasi di respirare l’odore degli aghi di pino.
L’esibizione prosegue per circa un’ora, quindi il palco si libera per lasciare la parola agli Zen Circus, in grado di radunare un foltissimo pubblico che ha letteralmente invaso il paese.

Gli Zen salgono sul palco alle 23:30 e subito A. Appino (voce e chitarra) si premura di far allontanare i bambini dai gradini in cui culmina il palco perché “speriamo che a breve vi comporterete molto male”, ed effettivamente già sulle note di “La terza guerra mondiale” (contenuta nell’omonimo, ultimo disco della band), posta in apertura, che la folla inizia a spintonarsi, ad agitarsi e a godere a pieno dell’energia dirompente che sa sprigionare sul palco la formazione toscana.
La scaletta non fa sconti e, accanto ai brani solitamente scelti per il live, troviamo “Canzone contro la natura”, “Vecchi senza esperienza”, “San Salvario” che, con “Nati per subire”, “L’amorale” e il singolo “Ilenia” sanno mandare il pubblico letteralmente in estasi.
Immancabile è “Vent’anni”, uno dei brani cardine della band, quanto mai adatto a festeggiare il ventesimo compleanno della tre giorni joggese.
La performance dura oltre l’ora e mezza e non si contano i momenti in cui i membri della band sottolineano la profonda complicità che li unisce con continui interventi ai microfoni; in particolare va segnalato un brano finlandese, figlio della scuola punk del ’77, cantato da Ufo (basso) che riesce a smuovere anche i pochi che fino a quel momento hanno resistito alla tentazione del mosh.
Come di consueto, ad un live degli Zen Circus non può mancare uno scatenato Karim QQRU che, abbandonata momentaneamente la batteria, si accosta al pubblico suonando la sua ormai iconica washboard, mentre tutta l’atmosfera sfuma verso il folk e verso le sonorità tipiche del busking in acustico.

All’una la band lascia il palco e si congeda da una piazza sudata e felice.
Ad attendere gli irriducibili troviamo il dj set di Fabio Nirta, che tiene sveglio il pubblico fino all’alba.

 

Cristina Trey